Cupcake & Pupazzetti

La prima ricetta che cita il nome “cupcake” risale al 1828, quando molti cuochi erano ancora analfabeti, soprattutto negli Stati Uniti, e le istruzioni per realizzare i dolci venivano tramandate basandosi sulle proporzioni (una tazza, o cup, di burro, due di zucchero, tre di farina etc). È facile supporre che cuocerle in piccole porzioni – come in tazze di coccio, e quindi più in fretta rispetto ad una torta di dimensioni ordinarie – permettesse alla massaia di risparmiare sul carbone del forno.

Pur popolari da sempre in Inghilterra e soprattutto in America come facile soluzione da servire alle feste dei bambini o da vendere alle fiere di beneficenza, una decina di anni fa le cupcake sono passate dall’essere percepite come un dolcetto casalingo a uno snack da piacere proibito – e quindi ultra-esibito – per le donne di città: se la cupcakemania ha invaso il pianeta lo dobbiamo infatti alla serie Sex and the city, al modo di Miranda di compensare con gli zuccheri le sue carenze affettive saccheggiando le pasticcerie newyorkesi e soprattutto alla puntata in cui proprio Carrie e Miranda mangiano due cupcake alla vaniglia con frosting rosa sedute davanti a Magnolia Bakery, nel West Village.Grazie a quei pochi secondi quello che era un caffé di quartiere in stile retrò è diventato una potenza mediatica, con punti vendita a Chicago, Los Angeles e Dubai, le cui cinque sedi newyorkesi vengono visitate quotidianamente da bus di turisti (per l’ira dei residenti, che lamentano che le centinaia di coppette coperte di briciole gettate nei cestini attirano i topi).

Le proprietarie del negozio originale hanno venduto il marchio e si sono ritirate in campagna a godersi i soldi: se concedersi una cupcake non sembra mai una cattiva idea, anche quella di venderne non è poi tanto male!